L’arte di passare dalla parte del torto

Standard

Non poteva sintetizzare meglio il mio pensiero il nobel Dario Fo sulla questione odierna di Grillo contro i giornalisti “critici”. Un metodo da gogna estremamente sbagliato come risposta a queste parole di una giornalista dell’Unità:

Ogni giorno una pagliacciata dei grillini, […] fanno casino, […] dimostrano di non saper fare e di non aver fatto niente per il popolo italiano, […] inscenano gazzarre, […] sono succubi di Berlusconi”

Chi tira in ballo di diritto di critica non sa di cosa parla. Come si legge su Wikipedia il diritto di critica ha dei limiti e cioè “come il diritto di cronaca, il giudizio deve poggiarsi su un fatto vero o collettivamente riconosciuto” . Qui includiamo il premier Letta e tutti quelli che oggi parlano di “fascismo mediatico” (Forza Italia) o “simil-editto bulgaro” (Partito Democratico). Persone che di fatto hanno attuato o accettato i vari editti di questi anni e portato l’Italia al 57° posto al mondo per libertà di stampa, e ora, pur di attaccare il nemico comune difendono i giornalisti a spada tratta (almeno finché un’inchiesta non riguardi loro). Con quale credibilità? Con quale faccia?
Ribadisco un altra volta la mia contrarietà a certi trattamenti ma con la speranza che la libertà di critica, come sancisce l’articolo 21 della nostra Costituzione, la si utilizzi maggiormente su fatti veri . “Non aver fatto niente per il popolo italiano” è una menzogna, lo dimostrano i fatti.

L’importante è attaccare Grillo

Standard

imagesNon nego che tante volte con le sue uscite Grillo abbia meritato delle critiche ma altre volte c’è la corsa su ogni virgoletta per criticare lui e Movimento in toto. L’ultima è sulla questione “Porcellum incostituzionale ” e successiva reazione dei parlamentari 5 Stelle e dello stesso comico, dichiaratosi subito pronti a nuove elezioni con la precedente legge elettorale, la Mattarellum.

Già solo ricordare la campagna con relativa raccolta firme denominata “Parlamento Pulito” contro il punto cardine del Porcellum ( la non scelta dei candidati) del primo V-day nel 2007 basterebbe a dimostrare la coerenza con la scelta di questi giorni. Invece no. Tanti, anzi troppi a dire che c’è un continuo cambio di opinione sulla legge elettorale visto che alcuni mesi fa il  “megafono” del M5s avrebbe rivotato volentieri anche con la tanto odiata ex legge elettorale.

La questione è semplice. Visto l’impossibilità di una scelta condivisa per arrivare ad una nuova legge elettorale in un breve periodo (come è successo) dovuta anche a quest’accozzaglia politica e governativa definita giustamente inciucio, l’unica soluzione per il Movimento era il ritorno alle urne anche a queste condizioni. Grillo paventava un possibile cambio di legge elettorale nell’agosto scorso, motivando così i suoi timori :

C’è la possibilità di nuove elezioni, di voltare pagina dopo vent’anni di buio e di decadenza del Paese. Loro lo sanno e, improvvisamente, dopo quasi otto anni di letargo sul Porcellum hanno fretta, molta fretta di cambiarlo. Sanno che con il Porcellum il rischio che il M5S vinca le elezioni e vada al governo è altissimo. Se succedesse, il presidente del Consiglio del M5S, che dovrà essere una persona interna al MoVimento, ricoprirebbe anche il ruolo di presidente UE nel 2014. Uno scenario da evitare con ogni mezzo. E quindi, questi signori che si baloccavano con il cambiamento della Costituzione demolendo l’articolo 138, per fare in seguito ogni modifica utile a una nuova legge elettorale presidenziale che espropriasse ancora di più il Parlamento e che riducesse i poteri della Magistratura, si sono accorti di non avere più tempo. La riforma della Costituzione può adesso attendere, per la casta, ora, è fondamentale una legge elettorale contro il M5S che, va ricordato, è il primo movimento del Paese, primo di ogni partito per numero di voti. Non deve avere la possibilità di vincere! Il M5S vuole cambiare la legge elettorale, ma per attuare la democrazia diretta vuole inserire il voto di preferenza, il vincolo di mandato, l’abolizione del voto segreto, la possibilità di sfiduciare l’eletto da parte del collegio elettorale (come avviene in parte negli Stati Uniti), l’obbligo dell’attuazione del programma elettorale, l’esclusione automatica di ogni politico condannato in via definitiva, la ratifica attraverso un referendum della nuova legge elettorale e l’inserimento di questa nella Costituzione in modo che non possa essere modificata a piacimento dai partiti per perpetuare il loro potere. 

Un discorso chiaro che però oggi molti travisano, chissà se volutamente o inconsciamente come una sua apologia del Porcellum.